Scatto dopo scatto, ecco come sono arrivato fino a qui
Quando mi chiesi cosa fare della mia vita, ero già avviato a una brillante carriera in un settore che non c’entra assolutamente niente con la fotografia di matrimonio.
Ma si sa, quello che abbiamo non ci basta mai; l’uomo, o perlomeno la maggior parte di essi, è sempre in cerca di nuovi stimoli per sentirsi completo e arricchire la propria esistenza: molti di essi si accontentano di un riconoscimento economico, altri preferiscono una vita sobria e senza eccessi, sentendosi soddisfatti di quello che hanno e facendosene una ragione.
In realtà il mio stimolo non si riconosceva affatto in queste due affermazioni; derivava piuttosto da un’insoddisfazione generale dovuta principalmente al fatto che, nel settore nel quale lavoravo, non avrei mai avuto alcuna possibilità di eccellere o di dimostrare quanto effettivamente valessi.
I colleghi, il capo e tutti coloro che mi ruotavano intorno, anzichè cercare di migliorare nel proprio lavoro e offrire sempre idee nuove e originali, preferivano portare l’acqua al proprio mulino, tirando indietro e trovando tutte le giustificazioni possibili e immaginabili. Non era assolutamente possibile pensare di fare carriera, dove i “vecchi”preferivano rimanere incollati alle poltrone del potere giustificando il loro status con l’anzianità di chi lavora da una vita, rinfacciandomela ogni volta che ne avevano l’occasione.
Così investii due anni del mio lavoro per permettermi di studiare fotografia. Due lunghissimi anni, dove facevo due lavori, uno di giorno, uno di notte, per la “fame” che avevo di diventare chi volevo essere. Scelsi una buona scuola di fotografia, ed iniziai.
Il mio maestro di fotografia si chiama Michele, è un reportagista di guerra nei Balcani. Chi ha visto la guerra osserva il mondo con occhi diversi; questi mi ha insegnato qualsiasi cosa sia possibile insegnare sulla fotografia, aggiungendo alla mia formazione lo studio dei maestri del novecento. Ma non sarei mai potuto diventare un fotografo di guerra, mi manca il coraggio ma, soprattutto, desideravo fotografare scene di gioia, anzichè di disperazione.
Finita la scuola, iniziai subito a lavorare in uno studio fotografico che si occupava di pubblicità per aziende e arredamento. Fotografia a 360°, si partiva con la costruzione del set con pannelli e pavimenti per finire con lo scatto, che in realtà era la parte più divertente di tutto il processo. Si trattava di un lavoro molto faticoso e poco retribuito, ma che mi rendeva comunque orgoglioso di quello che stavo diventanto. Oltre a tutto, nello studio lavoravano molti ragazzi, e tutti stavamo da Dio; non potevo chiedere di meglio.
Ma anche quella non era la mia strada, e tutto non può durare per sempre. Ciò che sembra luccicante lentamente sbiadisce, le belle storie finiscono e, senza nemmeno rendermene conto, dopo 3 anni che pubblicavo le mie immagini su tutte le riviste di arredamento e oggettistica, mi ritrovai di nuovo a cominciare da capo, con la promessa che da allora avrei fotografato soltanto persone.
Adoro il reportage e adoro la fotografia di matrimonio. Quale altro settore mi permette di essere creativo senza vincoli di superiori o direttori incompetenti?
Decisi di prendere in mano la mia vita e gettarmi in questa nuova avventura. Ma non è stato affatto semplice, specialmente in Italia dove la cultura del matrimonio è permeata di parole anzichè di fatti. Mi scontravo regolarmente con fotografi da una visione superata, i quali avevano l’ego più grande dei Maestri della fotografia che avevo sempre studiato e ammirato. Non lo sopportavo!
Ma si sa che in Italia siamo chiacchieroni, che gli italiani sono convincenti e persuasivi, soprattutto chi si vende per ciò che non è. Anche i miei genitori, a cui devo un grazie meraviglioso per tutto ciò che hanno fatto, erano ancorati ad una visione secondo cui la fotografia era un hobby e non un lavoro, non mi aiutavano nel prendere le decisioni importanti. Ma, nonostante tutto, qualcosa lentamente cresceva dentro di me. Soffrivo, ma andavo avanti. Senza meta, ma andavo avanti.
Qualche tempo fa vidi su Youtube uno stupendo discorso di Steve Jobs ai neolaureati di Stanford, di cui riporto una parte:
“… Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate…”
Ecco, più o meno è quello che è successo a me. Se probabilmente non avessi dovuto affrontare tutto questo percorso non sarei arrivato dove sono.
Ho sempre amato il matrimonio. Ho sempre amato gli spruzzi di lacca durante la preparazione della sposa, il mascara che si posa sulle ciglia, i tacchi di spose tesissime che scendono le scale e salgono in macchina.
Mi commuovo spesso e adoro il sorriso della sposa quando tutta la tensione se ne va. Mi piace buttarmi in mezzo agli invitati mentre ballano. Se non fosse per la fotografia, non avrei mai visto tutti i meravigliosi posti della Toscana e della Liguria, dove le nostre coppie si sono sposate. Lavoro volentieri, torno a casa stanco ma felice. E il giorno dopo ricomincio, stanco ma felice.
Ma quello per cui vivo (almeno professionalmente), e che mi rende un uomo realizzato, è osservare gli occhi e le espressioni degli sposi quando vedono le loro foto per la prima volta. Vorrei registrare questi momenti per poterli riguardare all’infinito.
L’amore, si proprio quello, ci ha messo lo zampino. Due anni fa ho conosciuto quella persona che attualmente rende piena di emozioni la mia esistenza, Lara. Confesso che se ho questa sensibilità nel lavoro, lo devo principalmente a lei, che mi ha insegnato a vedere le sfumature dei grigi e i colori pastello. Dura, testarda e cocciuta; il mio pieno di energia quando mi sento scarico. Fotografa dalle potenzialità incredibili, è attualmente anche l’unica persona che riesce a comprendere la particolarità dell’approccio e della poetica che pretendo che ogni matrimonio che fotografiamo abbia.
Insomma, ognuno ha le sue radici. C’è chi per raggiungere il traguardo parte da lontano e chi invece, per status sociale o abbondanza economica ci arriva velocemente. Sono sicuro però, che chi ha lavorato tanti anni per avere anche soltanto una soddisfazione, sia in grado di apprezzarla molto di più di qualsiasi altra persona.
Per cui, mi rifaccio all’esempio di Steve Jobs, per la conclusione:
” … Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario…”
Se lo dice lui….
Cristiano Brizzi